martedì 25 giugno 2013

APPROCCI METODOLOGICI ALLA DIDATTICA


Nella didattica sono stati utilizzati tre tipi di indicatori:

                                      1-   agire

2-   rappresentare, attraverso il colore, la grafica o l’espressione corporea

3-   verbalizzare, in modo scritto o orale. Mentre nell’ambito logico-matematico sono stati utilizzati questi indicatori: spostare, abbinare, raggruppare, seriare, scegliere.

 

L’osservazione degli alunni in classe, durante il lavoro individuale o di gruppo, la correzione delle verifiche, hanno consentito di stabilire che gli stili d’apprendimento sono stati:
 

*      globale o sintetico, volto all’acquisizione dell’interezza del fenomeno            oggetto di studio

*      analitico, volto alla ricerca del dettaglio per arrivare alla globalità.


I risultati, attraverso verifiche scritte e orali, hanno evidenziato, non solo il raggiungimento degli obiettivi didattici posti all’inizio, ma anche la conquista, da parte degli allievi, di una capacità di porre in collegamento tra di loro gli argomenti trattati, di svilupparli, a partire da un aspetto e di superare la frammentarietà delle conoscenze, che si era manifestata all’inizio dell’anno, nell’ambito antropologico e linguistico, attraverso l’acquisizione di un metodo di studio, interattivo e flessibile.

Questa relazione comprende il percorso svolto durante l’anno scolastico 2008-2009 ma si inserisce in un ambito educativo più vasto, facendo riferimento anche ad esperienze vissute negli anni scolastici precedenti, sempre nello stesso Istituto Comprensivo. Il quaderno di tirocinio relativo alla formazione universitaria ricevuta, invece, raccoglie le esperienze a partire dall’anno scolastico 2003-2004, fino a quello 2007-2008 in cui ho conseguito la laurea Magistrale in Scienze della Formazione Primaria, le riflessioni in itinere, i lavori svolti, le impressioni anche momentaneamente annotate. La documentazione, come più volte evidenziato durante gli incontri di tirocinio indiretto, rappresenta un utile strumento di verifica individuale e di progettualità formativa ed educativa finalizzate alla riflessione professionale.

         Ho sperimentato attivamente e concretamente che la ricerca-azione è un modo di agire riflettendo sulla propria azione, per aumentare la consapevolezza di quanto succede. È un’indagine riflessiva condotta in prima persona all’interno del proprio contesto di lavoro. È una modalità di lavoro che valorizza la riflessione, è la capacità di porsi problemi, è la rielaborazione problematica svolta in gruppo. Configura un tipo di insegnante disposto ad ascoltare gli allievi e ad ascoltare se stesso. La modalità di lavoro privilegiata è quella che è indirizzata al processo più che al prodotto. Questo aspetto deve essere chiaro non solo a se stessi, come insegnanti, ma anche agli altri destinatari del complesso processo educativo che sono i genitori. Inoltre il feedback degli allievi consente costantemente di riflettere su se stessi e di autovalutarsi.

Ritengo che sia professionalizzante per il maestro condurre i bambini ad autovalutarsi, fornendo loro degli strumenti, anche perché è più facile poi analizzare la complessa risposta o feedback della classe o dell’alunno, considerato individualmente. Attuare un percorso metacognitivo di riflessione sul proprio operato, consente di fermarsi e pensare a come ri-orientare la propria azione. E’ necessario riflettere attentamente sulle cose apprese, a quali strumenti abbiano sostenuto il “viaggio” di formazione personale.

Per questo, la professione di docente comprende una globalità di relazioni che non sono solo dirette agli allievi ma anche destinate agli altri attori dell’educazione che sono costituiti dalla famiglia. All’interno del contesto educativo, tuttavia, sono attori educativi altre figure oltre all’insegnante che sono operatori scolastici a vari livelli e con diverse qualifiche. Ad esempio, il mediatore culturale che si occupa di fornire allo studente extracomunitario gli strumenti della comprensione linguistica riflettendo sulla propria azione, per aumentare la consapevolezza di quanto succede.
E' un'indagine riflessiva condotta in prima persona all'interno del proprio contesto di lavoro. E' una modalità di lavoro che valorizza la riflessione, è la capacità di porsi problemi, è la rielaborazione problematica svolta in gruppo. Configura un tipo di insegnante disposto ad ascoltare gli allievi e ad ascoltare se stesso. La modalità di lavoro privilegiata è quella indirizzata più al processo che al prodotto. Questo aspetto deve essere chiaro non solo a se stessi, come insegnanti, ma anche agli destinatari del complesso processo educativo che sono i genitori. Inoltre il feedback degli allievi consente costantemente di riflettere su se stesso e di auto-valutarsi.
 
Posso esplicitare che nella didattica ho sperimentato l’importanza di una programmazione efficace, attraverso la ricerca azione, ho scoperto insieme alle maestre e tutor, metodi che qualificano il bambino come soggetto attivo, il quale, come fanno i docenti, mette in discussione le sue conoscenze che non sono mai definitive ma oggetto di crescita continua, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente. Questo può avvenire solo però in una dimensione relazionale tra pari e con il docente che è disposto, all’occorrenza, ad evidenziare anche in modo fermo il suo ruolo di guida e la sua sicurezza di esistere e di essere competente e convinto del ruolo che svolge.

L’esperienza maturata ha consentito di aprire il ventaglio di possibilità operative e formative, a larghe maglie, attraverso il confronto spesso professionalizzante con gli operatori della scuola e spesso anche solo di natura umana.

 

 

 

 

 

 

 

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