venerdì 28 giugno 2013

UNITA' DI APPRENDIMENTO IN FILOSOFIA E SCIENZE SOCIALI


Nel corso dell’anno scolastico verranno presi i giusti accorgimenti per colmare eventuali  lacune rilevate; i docenti si impegnano, infatti, ad essere sempre disponibili per qualsiasi chiarimento su argomenti poco chiari o indicazioni utili  sul metodo di studio.

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO


STANDARD MINIMI IN TERMINI DI CONOSCENZE E DI ABILITA’


 

Alla classe saranno proposti obiettivi generali e specifici. Si terranno in debita considerazione il livello psicologico, culturale e mentale degli studenti, il punto di partenza.

 Obiettivi generali:

- Il rafforzamento delle capacità espositive e linguistiche;

Lo sviluppo delle capacità di impostare, di individuare e di ordinare in modo logico e rigoroso problematiche e questioni di tipo storico e culturale;

- Conoscenza  dei fondamenti epistemologici, metodologici e lessicali delle discipline coinvolte nella compresenza;

- Abituare gli studenti alla lettura critica dei testi;

- Abituare gli studenti a consolidare un metodo di lavoro autonomo.

 

 

OBIETTIVI TRASVERSALI E RUOLO SPECIFICO DELLA DISCIPLINA NEL LORO RAGGIUNGIMENTO


 

Scienze Sociali
 
 
Comprendere e descrivere  la relazione  uomo – ambiente – territorio;
Conoscenza dei processi di base in ambito sociale e psicologico per comprendere l’evoluzione  e lo sviluppo dell’individuo;
Saper argomentare criticamente le tematiche affrontate in sede di compresenza.
 
Filosofia
Acquisire strumenti concettuali per comprendere il proprio io nel suo legame con la storia,  la realtà, la complessità della nostra epoca;
Sviluppare senso critico nei confronti del reale e capacità di giudizio personale;

Promuovere la capacità di riflessione, di validità dei discorsi e di soluzione di problemi;
Potenziare le proprie capacità dialettiche;
Saper esporre con chiarezza argomentativa i temi trattati.

L'AMORE. UN FENOMENO TUTTO DA SPIEGARE


CONTENUTI

 

SCANSIONE TRIMESTRALE O QUADRIMESTRALE DEI CONTENUTI


 

Tematica della compresenza: “L’amore. Un fenomeno tutto da spiegare”.

 

Primo quadrimestre

La teoria  dell’attaccamento di Bowlby. La teoria etologica dell’attaccamento.

La psicoanalisi di Freud: le due topiche, i meccanismi di difesa, lo sviluppo psico – sessuale, Eros e Thanatos.

La teoria dei sogni e la libido. L’adattamento sociale secondo Freud.

E. Fromm e l’arte di amare: lettura antologica e analisi del testo.

Secondo quadrimestre

Lettura  e relazione del testo di R. Morelli “ Ama e non pensare”.

L’amore nel pensiero antico: il mito e le prime teorie filosofiche.

L’Eros per Platone: il Simposio. Lettura  in classe del testo e analisi delle tematiche più importanti.

Amore e Psiche: lettura antologica dell’opera di Apuleio.

martedì 25 giugno 2013

ESEMPIO DI METODO D'INSEGNAMENTO


METODI DI INSEGNAMENTO

 

APPROCCI DIDATTICI, TIPOLOGIA DI ATTIVITA’ E MODALITA’ DI LAVORO


 

Viene adottata una strategia didattica flessibile articolata in diversi momenti:

  lezione frontale

La lezione frontale viene concepita non come trasmissione unilaterale di conoscenze, esaustiva, ma come primo momento indispensabile e propositivo di inquadramento delle tematiche oggetto di studio. La spiegazione è contemplata, infatti, come fase indispensabile per una puntualizzazione analitica e un’organizzazione sistematica dei contenuti allo scopo di consentire una presentazione, attraverso un’adeguata contestualizzazione, degli argomenti di studio in modo chiaro e “semplificato” e di suggerire agli studenti una visione critica e problematica attraverso la lettura di testi

  Uso di schemi alla lavagna

Durante la spiegazione viene utilizzata la lavagna per schemi esplicativi o mappe concettuali al fine di chiarire concetti, terminologia, connessioni cronologiche. Questo tipo di metodologia permette agli studenti di memorizzare velocemente, attraverso la visualizzazione, i passaggi più significativi della spiegazione educandoli alla sintesi e alla costruzione di tabelle e schede riassuntive esplicative.

  Lettura di testi

Questa fase della strategia didattica consente agli studenti, come già accennato, di approfondire in modo diretto gli argomenti trattati durante le lezioni e consente al docente
di mostrare loro come analizzare, riorganizzare le informazioni acquisite attraverso un linguaggio appropriato.

  Apertura al dialogo e alla discussione

Attraverso questa strategia si coinvolgono gli studenti nelle attività didattiche, vedendo nel dialogo non soltanto il pretesto per ulteriori chiarimenti e precisazioni, ma soprattutto l’occasione per rapportarsi con punti diversi dal proprio educandoli al confronto critico e dialettico.


STRUMENTI DI LAVORO IN SCIENZE SOCIALI E FILOSOFIA (ESEMPIO)



STRUMENTI DI LAVORO

 

LIBRI DI TESTO


 

Saranno considerati materiali didattici i seguenti strumenti:

·          Il manuale di Scienze Sociali e di Filosofia.

·          Testi filosofici

 

TESTI DI LETTURA, DI CONSULTAZIONE, DISPENSE, FOTOCOPIE


 

Nel corso delle lezioni verranno fornite costanti indicazioni bibliografiche sugli argomenti oggetto di studio al fine di incentivare gli studenti all’approfondimento ed educarli alla ricerca bibliografica.

VERIFICA E VALUTAZIONE

 

STRUMENTI PER LA VERIFICA FORMATIVA (controllo in itinere del processo di apprendimento)


 
Il metodo di verifica fondamentale sarà l'interrogazione da impostare come momento espositivo e dialogico da impostare con
l’insegnante, al fine di verificare la capacità degli studenti di elaborare il materiale di studio. La verifica orale avrà come obiettivo quello controllare il livello di apprendimento degli studenti e la loro capacità espositiva. La valutazione, in decimi seguirà le disposizioni base  dei  Consigli di classe secondo una scala che va dal 3 al 10.


EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA NELLA SCUOLA PRIMARIA


Aspetti metodologici

Attraverso l’esperienza maturata in qualità di docente di educazione alla cittadinanza posso confermare che le conoscenze si costruiscono, non si trasmettono. Si costruiscono quando ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo collegandolo al noto. Comprendere significa mettere insieme nuovo e noto. L’assimilazione e l’accomodamento, a detta di Piaget, sono le due facce dell’adattamento. L’apprendimento degli allievi si è articolato attraverso i seguenti indicatori:

 
a)    esplorazione di nuovi argomenti attraverso la lettura di testi, l’evidenziazione: arrivano elementi nuovi (ad esempio il passaggio dalla Roma Repubblicana alla Roma Imperiale)
osservazione riflessiva:
mettere in relazione gli elementi (comprendere come tale passaggio sia stato motivato dal fatto che Cesare aveva ottenuto un potere troppo forte per i Senatori dell’epoca che decisero di ucciderlo. Il figlio adottivo, Augusto prese il potere nel 44 a. C di quello     che già poteva essere considerato un impero)
b)   concettualizzazione astratta (comprendere come eventi quali l’uccisione di Cesare creano cambiamenti nell’assetto politico di Roma)
c)    sperimentazione attiva (confrontare l’espansione di Roma all’epoca della Repubblica con quella all’epoca dell’Impero, attraverso cartine, colorare le zone occupate, confrontare le attuali nazioni con quelle conquistate da Roma in Europa e nel Medio-oriente.


 

APPROCCI METODOLOGICI ALLA DIDATTICA


Nella didattica sono stati utilizzati tre tipi di indicatori:

                                      1-   agire

2-   rappresentare, attraverso il colore, la grafica o l’espressione corporea

3-   verbalizzare, in modo scritto o orale. Mentre nell’ambito logico-matematico sono stati utilizzati questi indicatori: spostare, abbinare, raggruppare, seriare, scegliere.

 

L’osservazione degli alunni in classe, durante il lavoro individuale o di gruppo, la correzione delle verifiche, hanno consentito di stabilire che gli stili d’apprendimento sono stati:
 

*      globale o sintetico, volto all’acquisizione dell’interezza del fenomeno            oggetto di studio

*      analitico, volto alla ricerca del dettaglio per arrivare alla globalità.


I risultati, attraverso verifiche scritte e orali, hanno evidenziato, non solo il raggiungimento degli obiettivi didattici posti all’inizio, ma anche la conquista, da parte degli allievi, di una capacità di porre in collegamento tra di loro gli argomenti trattati, di svilupparli, a partire da un aspetto e di superare la frammentarietà delle conoscenze, che si era manifestata all’inizio dell’anno, nell’ambito antropologico e linguistico, attraverso l’acquisizione di un metodo di studio, interattivo e flessibile.

Questa relazione comprende il percorso svolto durante l’anno scolastico 2008-2009 ma si inserisce in un ambito educativo più vasto, facendo riferimento anche ad esperienze vissute negli anni scolastici precedenti, sempre nello stesso Istituto Comprensivo. Il quaderno di tirocinio relativo alla formazione universitaria ricevuta, invece, raccoglie le esperienze a partire dall’anno scolastico 2003-2004, fino a quello 2007-2008 in cui ho conseguito la laurea Magistrale in Scienze della Formazione Primaria, le riflessioni in itinere, i lavori svolti, le impressioni anche momentaneamente annotate. La documentazione, come più volte evidenziato durante gli incontri di tirocinio indiretto, rappresenta un utile strumento di verifica individuale e di progettualità formativa ed educativa finalizzate alla riflessione professionale.

         Ho sperimentato attivamente e concretamente che la ricerca-azione è un modo di agire riflettendo sulla propria azione, per aumentare la consapevolezza di quanto succede. È un’indagine riflessiva condotta in prima persona all’interno del proprio contesto di lavoro. È una modalità di lavoro che valorizza la riflessione, è la capacità di porsi problemi, è la rielaborazione problematica svolta in gruppo. Configura un tipo di insegnante disposto ad ascoltare gli allievi e ad ascoltare se stesso. La modalità di lavoro privilegiata è quella che è indirizzata al processo più che al prodotto. Questo aspetto deve essere chiaro non solo a se stessi, come insegnanti, ma anche agli altri destinatari del complesso processo educativo che sono i genitori. Inoltre il feedback degli allievi consente costantemente di riflettere su se stessi e di autovalutarsi.

Ritengo che sia professionalizzante per il maestro condurre i bambini ad autovalutarsi, fornendo loro degli strumenti, anche perché è più facile poi analizzare la complessa risposta o feedback della classe o dell’alunno, considerato individualmente. Attuare un percorso metacognitivo di riflessione sul proprio operato, consente di fermarsi e pensare a come ri-orientare la propria azione. E’ necessario riflettere attentamente sulle cose apprese, a quali strumenti abbiano sostenuto il “viaggio” di formazione personale.

Per questo, la professione di docente comprende una globalità di relazioni che non sono solo dirette agli allievi ma anche destinate agli altri attori dell’educazione che sono costituiti dalla famiglia. All’interno del contesto educativo, tuttavia, sono attori educativi altre figure oltre all’insegnante che sono operatori scolastici a vari livelli e con diverse qualifiche. Ad esempio, il mediatore culturale che si occupa di fornire allo studente extracomunitario gli strumenti della comprensione linguistica riflettendo sulla propria azione, per aumentare la consapevolezza di quanto succede.
E' un'indagine riflessiva condotta in prima persona all'interno del proprio contesto di lavoro. E' una modalità di lavoro che valorizza la riflessione, è la capacità di porsi problemi, è la rielaborazione problematica svolta in gruppo. Configura un tipo di insegnante disposto ad ascoltare gli allievi e ad ascoltare se stesso. La modalità di lavoro privilegiata è quella indirizzata più al processo che al prodotto. Questo aspetto deve essere chiaro non solo a se stessi, come insegnanti, ma anche agli destinatari del complesso processo educativo che sono i genitori. Inoltre il feedback degli allievi consente costantemente di riflettere su se stesso e di auto-valutarsi.
 
Posso esplicitare che nella didattica ho sperimentato l’importanza di una programmazione efficace, attraverso la ricerca azione, ho scoperto insieme alle maestre e tutor, metodi che qualificano il bambino come soggetto attivo, il quale, come fanno i docenti, mette in discussione le sue conoscenze che non sono mai definitive ma oggetto di crescita continua, non solo quantitativamente ma anche qualitativamente. Questo può avvenire solo però in una dimensione relazionale tra pari e con il docente che è disposto, all’occorrenza, ad evidenziare anche in modo fermo il suo ruolo di guida e la sua sicurezza di esistere e di essere competente e convinto del ruolo che svolge.

L’esperienza maturata ha consentito di aprire il ventaglio di possibilità operative e formative, a larghe maglie, attraverso il confronto spesso professionalizzante con gli operatori della scuola e spesso anche solo di natura umana.

 

 

 

 

 

 

 

martedì 23 aprile 2013

L'UNIONE EUROPEA: LE PROSPETTIVE DEI GIOVANI

 Oggi si è tenuta una conferenza a Saluzzo, da esponenti del Consiglio Provinciale di Cuneo, a cui hanno partecipato alcune classi  dell'Istituto d'Istruzione Superiore "Soleri-Bertoni".     
  L'iniziativa, organizzata dai Rappresentanti della Consulta Provinciale degli studenti, ha riscosso successo, per la folta partecipazione e per l'interesse manifestato verso le tematiche che spaziano dalla storia della difesa dei diritti delle popolazioni che provengono da Nazioni diverse, le stesse che compongono l'Unione europea. Il secondo aspetto ha riguardato la modalità web con cui gli studenti hanno accesso alle informazioni e al fatto che, accanto alla ridondanza delle stesse, essi avvertono l'esigenza di aggiornarsi maggiormente sulla loro preparazione in materia di politica europea, oltre che a partecipare ad iniziative di questo genere.
  Infine, uno studente della Facoltà di Economia ha illustrato, utilizzando un linguaggio semplice ma allo stesso tempo accattivante, le dinamiche spesso complesse che caratterizzano l'odierna economia, facendone risaltare gli aspetti critici. La sua esposizione è partita da Wall Street per poi passare all'Europa...

sabato 20 aprile 2013

UTILITA' E POTENZIALITA' DELL'ASSESSMENT PSICOLOGICO COLLABORATIVO E TERAPEUTICO DI STEPHEN FINN

   Oggi ho partecipato al workshop presso l'Educatorio della Provvidenza  (Corso Trieste Torino) dove si è tenuto un incontro indetto dall'Ordine degli Psicologi del Piemonte, tra   psicoterapeuti e il prof. Filippo Aschieri, dell'Università di Milano.  
   Il relatore ha presentato numerosi casi clinici che segue da vicino nel suo studio, curando gli aspetti diagnostici che discute con i pazienti e con un collega. Un esempio è dato dal test di Rorschach, dove
  una cliente ha dato la seguente risposta: "Due persone che ballano". A questo proposito, ho fatto presente al dr. Aschieri che la  risposta sarebbe comunque siglata GMU Ban, indipendentemente dal fatto che essa abbia detto che le "persone ballano". G significa "Generale", ossia interpretazione che comprende tutta la tavola, M: "Movimento" sta ad indicare intelligenza e introversività e, infine, U: risposta umana e Ban:  fornita da un elevato numero di persone.
  A questo punto ho fatto risaltare la significatività e la dinamicità della risposta fornita dalla signora che era partita da una interpretazione statica e un po' narcisistica del modo di intendere la propria identità sessuale.

 

lunedì 8 aprile 2013

PSICOLOGIA COGNITIVA

La PSICOLOGIA COGNITIVA è una branca della psicologia che ha come obiettivo lo studio dei processi mediante i quali le informazioni vengono acquisite dal sistema cognitivo, elaborate, archiviate e recuperate.

Essa studia il funzionamento della mente come elemento intermedio tra il comportamento e l'attività cerebrale prettamente neurofisiologica. Il funzionamento della mente è assimilato (metaforicamente) a quello di un software che elabora informazioni (input) provenienti dall'esterno, restituendo a sua volta informazioni (output) sotto forma di rappresentazione della conoscenza, organizzata in reti semantiche e cognitive.
La percezione, l'apprendimento, il ragionamento, la risoluzione dei problemi, la memoria, l'attenzione, il linguaggio e le emozioni sono processi mentali studiati dalla psicologia cognitiva.
Il costruttivismo è stato spesso considerato come una corrente del cognitivismo, pur mantenendo una sua autonomia; alcuni dei suoi assunti epistemologici di base sembrano però significativamente differenti da quelli tradizionali del cognitivismo (George Kelly, fondatore della psicologia dei costrutti personali, amava ripetere: "sfatiamo il mito che il costruttivismo sia collegato al cognitivismo").

Cenni storici

La psicologia cognitiva nasce verso la fine degli anni cinquanta in parziale contrapposizione al comportamentismo. Quest'ultimo aveva gettato le basi per una psicologia fondata empiricamente. Il cognitivismo accetta il rigore metodologico del comportamentismo. Entrambe le discipline, infatti, si basano su una scientificità di tipo naturalistico, nel comune intento di assimilare lo studio della mente umana alle scienze naturali. La seconda metà degli anni cinquanta vide non solo il fiorire di nuove impostazioni teoriche e procedure sperimentali, ma anche la diffusione di una prospettiva differente da quella comportamentista dominante negli Stati Uniti: la prospettiva della psicologia cognitiva o del cognitivismo. Vi confluirono i contributi di discipline diverse: oltre alla psicologia sperimentale di impronta neocomportamentista, la linguistica, la teoria dell'informazione e la cibernetica, le neuroscienze e la filosofia della mente. Si considera abitualmente come "data di nascita" del movimento cognitivista il Convegno di Boulder (Colorado) del 1955, anche se alcuni fanno retrocedere questa data al lavoro di Claude Shannon sulla teoria dell'informazione del 1948.
Oltre all'impostazione interdisciplinare, la psicologia cognitiva aveva altri suoi aspetti caratteristici. In primo luogo, si interessava dei processi cognitivi (la percezione, l'attenzione, la memoria, il linguaggio, il pensiero, la creatività), che erano stati trascurati dai comportamentisti o considerati come dei prodotti dell'apprendimento. A questi processi veniva riconosciuta sia un'autonomia strutturale sia una interrelazione e interdipendenza reciproche. Un'altra importante caratteristica della psicologia cognitiva è che la mente è concepita come un elaboratore di informazione, avente un'organizzazione prefissata di tipo sequenziale e una capacità limitata di elaborazione lungo i propri canali di trasmissione. L'analogia tra mente e calcolatore era basata sulle nozioni di informazione, canale, sequenza di trasmissione ed elaborazione dell'informazione, strutture di entrata (input) e uscita (output) dell'informazione dell'elaboratore, strutture di memoria. Per spiegare tale organizzazione strutturale e funzionale si diffuse l'uso di diagrammi di flusso, formati da unità (scatole) e aventi ciascuna compiti definiti (percezione, attenzione, ecc.) e da vie di comunicazione.

Modelli cognitivi


Modello TOTE: Test-Operate-Test-Exit (verificare, eseguire, verificare, terminare), esposto nel testo Piani e struttura del comportamento di Miller, Pribram, Galanter.
Nei primi modelli cognitivistici, l'elaborazione dell'informazione era concepita come un processo che avviene per stadi consecutivi, terminate le operazioni proprie di uno stadio si passa al successivo, e così via. Negli anni '70 furono presentati nuovi modelli che mettevano in evidenza sia la possibilità di retroazione di uno stadio di elaborazione su quelli precedenti, sia la possibilità che si attivassero le operazioni di uno stadio successivo senza che quelli precedenti avessero già elaborato l'informazione per quanto li riguardava.
Un altro aspetto importante fu l'accentuazione del carattere finalizzato dei processi mentali. Il comportamento veniva ora concepito come una serie di atti guidati dai processi cognitivi ai fini della soluzione di un problema, con continui aggiustamenti per garantire la migliore soluzione. La nozione di “retroazione”, feedback, sviluppata dalla cibernetica divenne centrale in questa concezione del comportamento orientato verso una meta. Lo psicologo sperimentale del linguaggio George Armitage Miller, con le sue opere determinò un'autentica svolta nella rappresentazione del comportamento: il comportamento era visto come il prodotto di una elaborazione dell'informazione, quale è compiuta da un calcolatore, per lo svolgimento di un piano utile alla soluzione del problema. Il comportamento non era quindi l'epifenomeno di un arco riflesso (input sensoriale, elaborazione, output motorio), ma il risultato di un processo di continua verifica retroattiva del piano di comportamento secondo l'unità TOTE ( test, operate, test, exit): l'atto finale (exit) non consegue direttamente ad un input sensoriale o a un comando motorio, ma è il risultato di precedenti operazioni di verifica (test) delle condizioni ambientali, di esecuzione (operate) intermedie e di nuove verifiche (test). Nel 1967 uscì il libro dello psicologo statunitense Ulric Neisser, “psicologia cognitiva”, nel quale venivano sintetizzate le ricerche condotte nei dieci anni precedenti secondo la prospettiva che fu definitivamente chiamata cognitivistica. La letteratura sperimentale sui processi cognitivi crebbe a dismisura sostituendo le prospettive passate con la nuova prospettiva che si diffuse anche in campo della psicologia sociale e della psicopatologia. È comprensibile quindi che nei primi anni '70 si parlasse ormai di rivoluzione cognitivistica nella ricerca psicologica.

La revisione degli anni '70

A partire dalla seconda metà degli anni '70 ebbe inizio un'opera di revisione teorica e metodologica all'interno del cognitivismo, che arrivò fino ad una parziale autocritica su quanto era stato acquisito nel decennio precedente. Fu ancora Neisser a riassumere in un testo del 1976 gli aspetti problematici essenziali emersi nella letteratura psicologica cognitivistica. Neisser affermava che il cognitivismo aveva apportato nuovi e importanti contributi alla comprensione dei processi cognitivi, ma allo stesso tempo era degenerato in una miriade di esperimenti e di mode, spesso privi di effettivo valore euristico. Si trattava di modelli generalmente relativi a situazioni di laboratorio e non estrapolabili a situazioni di concreto funzionamento della mente nella vita quotidiana ("wild cognition"); inoltre, avevano un interesse più teorico che realmente applicativo.
Neisser faceva un continuo riferimento all'impostazione teorica di James Jerome Gibson (approccio ecologico), che aveva una concezione cognitivistica di una costruzione della realtà esterna da parte della mente, secondo un'organizzazione sequenziale dell'elaborazione dell'informazione, stadio per stadio, ora invece criticata in base all'assunto che l'organismo nel corso dell'evoluzione si è dotato di sistemi sempre più economici e adeguati che consentono un'analisi diretta e immediata della realtà. Il richiamo alla validità ecologica degli esperimenti cognitivistici; la critica alla modellistica dei microprocessi e micromodelli all'infinito (le unità di elaborazione contenevano delle sotto-unità di elaborazione, e queste a loro volta delle altre, e così via: si trattava dei temi classicamente analizzati negli studi di HIP - Human Information Processing); l'esigenza di introdurre nel flusso dell'elaborazione dell'informazione processi relativamente trascurati, come la coscienza e la produzione di immagini; le innovazioni nel campo dell'informatica e della simulazione su calcolatore dei processi mentali; le nuove acquisizioni nel campo delle neuroscienze; tutti questi furono elementi fondamentali che attenuarono l'interesse per il cognitivismo "classico", o primo cognitivismo, già a partire da metà degli anni '80.

Il nuovo orientamento

Non vedendo realizzata effettivamente una vera e propria rivoluzione paradigmatica, nei primi anni '80 molti psicologi finirono con lo sminuire la rilevanza teorica e metodologica del cognitivismo, arrivando fino a ritenerlo una continuazione, anche se in forma più sofisticata, del comportamentismo. Si diceva che aveva solo aggiunto dei processi intermedi tra lo stimolo e la risposta, ma il paradigma rimaneva sempre quello comportamentista. In questo contesto di riflessioni autocritiche da una parte, e di nuove acquisizioni in discipline di confine dall'altra, si sviluppò il nuovo orientamento della “Scienza Cognitiva”.

Il cognitivismo oggi

La psicologia cognitiva è oggi una scienza fortemente multidisciplinare, che si avvale dei metodi, degli apparati teorici e dei dati empirici di numerose altre discipline, tra le quali: la psicologia, la linguistica, le neuroscienze, le scienze sociali e della comunicazione, la biologia, l'intelligenza artificiale e l'informatica, la matematica, la filosofia e la fisica.
Dal punto di vista filosofico, la psicologia cognitiva assume la posizione ontologica del realismo critico, secondo la quale viene accettata l'esistenza di una realtà esterna strutturata, ma allo stesso tempo viene rifiutata la possibilità di conoscerla completamente. Questa premessa teorica lo distingue nettamente dal movimento comportamentista: l'oggetto di studio non è più (soltanto) il comportamento umano, bensì gli stati o processi mentali, precedentemente considerati interni ad una black box (o scatola nera) insondabile e non conoscibile scientificamente.
Tale presa di posizione nei confronti dello studio dell'attività mentale si traduce concretamente nell'affermarsi della concezione di comportamento umano come risultato di un processo cognitivo di elaborazione delle informazioni articolato e variamente strutturato (information processing).
Gli esiti più recenti dell'analisi dei processi cognitivi, incentrano queste dinamiche nei contesti sociali in cui si sviluppa il pensiero. Questo approccio basato sul cognitivismo, definito come teoria sociale cognitiva, studia infatti l'interazione tra cognizione e contesto sociale. La teoria sociale cognitiva riveste un ruolo molto importante sul versante di studio della personalità. Una elevata importanza in questo nucleo teorico è attribuita alle riflessioni di Albert Bandura. Dai concetti elaborati da Bandura, hanno preso il via numerosi altri ricercatori, costituendo una corrente di pensiero che prende le mosse dal cognitivismo, costruendo un'analisi dei processi cognitivo-emotivi, incentrata sui contesti sociali che vedono tali processi esprimersi attraverso le condotte.
Un altro punto di riferimento nel panorama del cognitivismo contemporaneo è, nel campo della psicologia e della psicoterapia, il cognitivismo post-razionalista di Vittorio Guidano. Egli, rielaborando i contributi teorici e sperimentali offerti da numerose altre discipline, apporta importanti contributi allo studio dell’evoluzione della mente umana, con risvolti innovativi nei campi dell’epistemologia, della psicologia sperimentale e della psicopatologia.